Proposte di intervento

RESTAURO ARCHITETTONICO E STRUTTURALE

Gli interventi di restauro e risanamento conservativo previsti, sono rivolti a conservare e recuperare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, focalizzate sul recupero statico della fabbrica, prevedano come conseguenza la riproposizione degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo originario.
La differente natura dei materiali compositivi dell’opera e le relative problematiche di degrado a loro appartenenti, suggeriscono in fase esecutiva una differenziazione del metodo di intervento. I tipi di intervento si differenziano infatti a seconda che siano focalizzati nella superfici in materiale lapideo interne o esterne o nelle pareti intonacate che caratterizzano buona parte del prospetto frontale, la totalità dei prospetti laterali esterni e gra parte delle superfici interne. L’intervento sul tetto prevede un’analisi attenta del sistema costruttivo attuale e il confronto con la storia dell’edificio e la sua predisposizione statica originaria.

SUPERFICI LAPIDEE

Per quanto riguarda le componenti costruttive in materiali lapidei (archi, pilastri e volte), si prevedono alcuni interventi conservativi che permetteranno il rallentamento del deterioramento dei materiali che costituiscono il manufatto stesso, riportandolo alla sua compatezza e armonia originaria.
Prima di eseguire le operazioni di pulitura è opportuno attenersi a delle specifiche procedure al fine di salvaguardare l’integrità del materiale e, allo stesso tempo, prepararlo in modo da garantire l’efficacia, più o meno incisiva, dell’intervento. Lo scopo che ogni operazione di pulitura, indipendentemente dal sistema prescelto, deve prefiggersi è quello di asportare dalla superficie ogni tipo di deposito incoerente in particolare modo quelli che possono proseguire il deterioramento del materiale.
Conseguentemente a queste delucidazioni, gli interventi che prevediamo sulle superfici lapidee esterne sono, in ordine cronologico, l’asportazione delle stratificazioni di microrganismi di varia natura, la rimozione di deposito mediante acqua nebulizzata e compresse, la pulitura delle superfici, la scarnitura e la stuccatura delle connessure e il consolidante a base di silicato come lavorazione finale.

SUPERFICI INTONACATE ESTERNE

Consapevoli dello stato di decadenza e la consistenza materica degli intonaci, in alcuni casi a base cementizia, che contraddistringue la totalità delle superfici intonacate esterne, si è scelto di intervenire al fine di un loro risanamento totale. Questi interventi prevedono la spicconatura e il conseguente ripristino dell’intonaco deumidifcante su parte della superficie, e sul restante la raschiatura di vecchie tinteggiature e la rincocciatura; sulla totalità si eseguirà invece la rasatura a base di calce, la preparazione delle superfici intonacate e la tinteggiatura finale.

PAVIMENTAZIONE INTERNA

Le superfici intonacate interne sono caratterizzate da numerosi fenomeni di degrado comportati dalla formazione e dall’accumulo, nonchè dal periodico cambiamento di volume, dei cristalli dei sali generati dall’evaporazione della soluzione salina che è penetrata in un muro o in un intonaco nel corso di anni o secoli di risalita. Per eliminare alla fonte questa patologia e, soprattutto, per migliorare la qualità dell’ambiente, si prevede il rifacimento della pavimentazione che presenta le medesime effiorescenze saline causa di degrado degli intonaci, in seguito al posizionamento di un vespaio aerato o posa in opera di una struttura di aerazione “tipo igloo#, che contribuirà alla barriera fisica tra il terreno e il fabbricato.

LA COPERTURA

Sia l’analisi storica, che ci ha permesso di ridare un’identità formale alla chiesa dalla sua fase iniziale, sia quella statica effettuta, nella quale risulta evidente che i pilastri della chiesa, in presenza degli attuali carichi permanenti applicati, si trovano in una situazione limite di cedimento strutturale, hanno permesso di considerare come l’intervento di ripristino delle originarie condizioni statiche della parrocchia, unito al ripristino della continuità del materiale costituente i pilastri, sia la soluzione più conforme alla conservazione del manufatto.
Con l’intento di riportare infatti la fabbrica in oggetto alla conformazione antecedente i lavori effettuati durante il ;; secolo, che hanno modificato le linee formali dello spazio parrocchiale, e per rispondere a dei problemi statici e di umidità dovuti alla presenza di strutture in cemento armato, danneggiate dalle infiltrazioni, che male si adattano a quelle che sono le strutture storiche in muratura di pietrame, si prevedono dei mirati interventi riguardanti la demolizione della copertura in laterocemento e della volta a botte della navata centrale, con la successiva ricostruzione, secondo l’impianto originario, di una copertura in capriate lignee, che risulta maggiormente consona all’impianto strutturale e filologico della chiesa.
Il pacchetto di copertura proposto, riprendendo anche quello che è l’impianto della chiesa di San Francesco ad Iglesias, prevede un pacchetto di chiusura per la navata centrale costituito da: travi lignee parallele alla lunghezza della navata centrale, travicelli, tavolato, barriera al vapore, strato isolante in lana di pecora, tavolato leggero, guaina impermeabile e manto tegolato in coppi; per le navate laterali, al fine di ripristinare i carichi verrà riproposta l’impostazione antecedente le ultime lavorazioni effettuate, si provvederà a ribassare le coperture rispetto alla navata centrale, modificandone l’orditura con travi lignee perpendicolari alla lunghezza di quest’ultima, resta invariato il pacchetto stratigrafico utilizzato.

PROSPETTO FRONTALE

Numerosi sono gli esempi virtuosi di corretti inserimenti contemporanei in beni storici ed il dibattito su questi temi ancora spinge ad interrogarsi sul piu corretto modo di relazione.
Materiali e forme diverse da far dialogare ma una volontà unitaria che vede il progetto come mezzo per il ritorno ad un elevato livello di qualità architettonica, urbana e spirituale.
Il progetto della facciata principale della chiesa San Giovanni Battista di Fonni vede, in prima battuta, il ritorno della facciata esistente a forme geometriche pure, ma anche il supplemento di una controfacciata contemporanea portante in acciaio e marmo. Tale impostazione nasce dalla duplice necessità di rispondere sia all’esigenza strutturale impellente, sia di coniugare in chiave contemporanea l’esistente storico con l’aggiunta innovativa.

Le spinte

La problematica delle spinte eccessive causate dalle navate ha avuto il suo dannoso effetto anche nella stabilità della facciata ricostruita, nella forma attuale, negli anni ’50.
Ancora oggi nella prima campata dei prospetti laterali compaiono le lesioni verticali che testimoniano la rotazione del frontone principale.
Probabilmente, all’epoca di ediĆcazione di questo prospetto, per alleggerire la fabbrica dalle spinte eccessive delle volte in mattoni, queste ultime in coincidenza della prima campata, venivano completamente demolite e ricostruite in mattoni forati.
Anche le pareti laterali presentano segni di lesioni e di movimento di rotazione, per cui la soluzione da adottare deve rispondere alla statica globale dell’edificio.

La struttura portante

Considerata e analizzata la situazione attuale, si predispone l’inserimento di una struttura di sostegno a quella principale che aiuti a ristabilire l’equilibrio delle forze statiche ora precarie.
Alla già esistente struttura in pietra e successivi rimaneggiamenti in mattoni forati, si va ad addizionare un sitema articolato di tessitura di sostegno in acciaio, per forzare prima la congiunzione tra i pilastri esistenti per poi confluire al sostentamento e alla controspinta nella facciata principale.
Visto che il rifacimento globale del tetto in travi e travicelli lignei e tavolato restituiranno uno schema statico alleggerito con spinte verticali, che si va ad abbattere le spinte orizzontali dovute alla presenza delle volte, ma al contempo ci si ritrova una struttura provata dai carichi a cui è stata sottoposta nei decenni, alla ricostruzione dell’importante presenza muraria della facciata originale sarà necessario l’inserimento di una facciata aggiuntiva, o controfacciata.

Prospetto frontale con l’impostazione a trifora sopra il portone principale.
Foto d’archivio databile intorno al 1930 che mostra il rosone sopra il portone principale

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