Patologie e degrado

ANALISI DEL DEGRADO DELLE FINITURE

La mappatura del degrado delle superfici di finitura, è stata eseguita facendo riferimento alla normativa UNI 11182:2006 “Beni Culturali. Materiali lapidei naturali ed artificiali. Descrizione della forma di alterazione – Termini e definizioni”. Sono state rilevate le diverse forme di alterazione, la presenza di acqua e organismi osservabili macroscopicamente, e poi riportate nella documentazione fotografica e nelle tavole di rilievo.
Qui di seguito verranno elencate le principali patologie rilevate che sono da inquadrarsi nell’ambito di una manutenzione straordinaria che persegue l’obiettivo di preservare la fabbrica dal degrado e allontanare il più possibile un intervento di restauro. Per tale motivo, i materiali e le tecniche scelte per la successiva fase di intervento, non sono assolutamente invasivi.

3.1 Alterazione cromatica (UNI 11182:2006)

La chiesa presenta i segni tipici del degrado dovuto all’azione degli agenti atmosferici. E’ presente un’alterazione cromatica, a carico dei componenti della pietra, dei parametri che definiscono il colore, determinata per l’appunto dall’esposizione all’esterno. Si tratta di una modificazione che non implica necessariamente un peggioramento delle sue caratteristiche sotto il profilo conservativo. Tuttavia, si propone un intervento di revisione generale del paramento murario (ove si registrano peraltro delle mancanze di giunti e/o presenza di malte cementizie).

3.8 Deposito superficiale (UNI 11182:2006)

Trascinato dal vento e, subordinatamente immesso nell’atmosfera dal traffico veicolare e dall’attività umana, il particellato si estende nel centro urbano depositandosi, negli anni, sulle superfici soprattutto nelle aree particolarmente protette dal dilavamento meteorico; ad esso è quindi dovuta la manifestazione del degrado definita come “deposito superficiale#; alla deposizione dei depositi, microaggregati con gesso, è anche legata la formazione della”crosta#. Il particellato atmosferico contribuisce in modo preponderante alla formazione del deposito superficiale, inteso come materiale di colore scuro, che risulta, nel caso speciĆco, compatto e aderente al substrato. La causa prima del deterioramento soprattutto della pietra deve quindi essere ricercata direttamente nell’inquinamento atmosferico: è proprio l’acidità del deposito a rendere particolarmente difficile la conservazione dei materiali di natura calcarea. Il nostro ambiente, inquinato a causa dei processi industriali e dei gas incombusti del traffico urbano, è caratterizzato dalla diffusa presenza di particellato carbonioso e degli inquinanti del ciclo dell’ammonio e dello zolfo e dei loro derivati.

dettaglio dell’angolo tra il prospetto principale e quello laterale, in cui si evidenza l’alterazione cromatica e il deposito superficiale sulle superfici intonacate

3.10 Distacco (UNI 11182:2006)

Il distacco, ovvero la soluzione di continuità tra strati di un intonaco, sia tra loro che rispetto al substrato, è una patalogia che ha intaccato le superfici intonacate sia esterne che interne e che prelude, in genere, alla caduta degli strati stessi. Le cause di distacco di un intonaco sono molteplici; tra quelle naturali ritroviamo gli assestamenti strutturali, le alluvioni e l’umidità e quindi l’acqua nelle sue diverse forme. La pioggia picchiando sulla superficie provoca un’abrasione meccanica che, inizialmente superficiale, penetra sempre più velocemente nella porosità della malta comportandone la distruzione. Inoltre, combinandosi con l’inquinamento atmosferico, si trasforma in acqua acida provocando la corrosione del carbonato di calcio di cui è costituito l’intonaco e scatenando delle reazioni chimiche che trasformano il carbonato in solfato di calcio (gesso) con disgregazione del manufatto

dettaglio della parte bassa di uno dei prospetti laterali dove, a causa del fronte di risalità e dell’umidità, l’intonaco presenta una patologia di distacco, mentre la parte lapidea di base risulta particolarmente erosa

3.12 Erosione (UNI 11182:2006)

L’erosione consiste nell’asportazione di frammenti di materiale dalla superficie, dovuta a processi di natura diversa. Essa varia, ma è sempre associabile a perdite di materiale e/o di consistenza della superficie esposta. Il fenomeno, nel nostro caso, interessa maggiormente le arcate in pietra porosa interna ove si registra un’asportazione del materiale in modo compatto fino a generare la mancanza degli elementi a rilievo

3.14 Fratturazione o fessurazione (UNI 11182:2006)

I pilastri degli archi gotici interni, realizzati in conci di pietra squadrata, e soprattutto la volta a crociera del presbiterio, presentano numerose fratturazioni e fessurazioni verticali su gran parte del loro sviluppo verticale, lesioni riconducibili ad eccessive sollecitazioni di compressione. Nello specifico, la fratturazione è proprio la soluzione di continuità nel materiale che implica lo spostamento reciproco delle parti.

dettaglio di due pilastri interni che scandiscono la navata principale in campate, caratterizzati da numerose lesioni a causa del carico di compressione eccessivo.

3.15 Fronte di risalita (UNI 11182:2006)

Limite di migrazione dell’acqua che si manifesta con la formazione di effiorescenze e/o perdita di materiale. È generalmente accompagnato da variazioni della saturazione del colore nella zona sottostante.

dettaglio delle lastre di marmo della pavimentazione interna che presentano alterazione cromatica e umidità a causa del fronte di risalita.

3.16 Graffito vandalico (UNI 11182:2006)

Le superfici esterne presentano numerosi apposizioni indesiderate di vernici colorate.

3.19 Macchia (UNI 11182:2006)

Principalmente nella facciata principale si rilevano delle macchie, ovvero variazioni cromatiche correlate sia alla presenza di determinati componenti naturali del materiale, sia alla presenza di materiali estranei (acqua, prodotti di ossidazione di materiali metallici, sostanze organiche, microrganismi).
Gli interni sono caratterizzati da un degrado considerevole, manifestato dalla disgregazione degli intonaci interni e causato dall’umidità di risalita; inoltre si evidenziano problemi statici causati dalla pesantezza della copertura, che sta comportando importanti problemi statici nelle volte in materiale lapideo.

dettaglio dell’azione dell’umidità sul materiale lapideo di base dei pilastri e sulle superfici intonacate della parte bassa

ANALISI DEL SISTEMA STATICO

QUADRO FESSURATIVO

La fabbrica è attualmente caratterizzata da un quadro fessurativo importante. Oltre ai già descritti fenomeni fessurativi dei pilastri delle arcate centrali, ritroviamo infatti lievi lesioni sulle chiavi degli archi e delle volte, che possono essere causate da forze di trazione dovute ad una non regolare distribuzione della curva di pressioni. Esternamente, il fenomeno fessurativo più evidente, lo ritroviamo invece su entrambe le facciate laterali, all’altezza della prima campata di ingresso, aggiunta successivamente; visto il loro andamento, potrebbero essere riconducibili ad un cedimento%rotazione della stessa porzione di edificio rispetto alla restante parte.
Visto il quadro fessurativo presente, che rivela una situazione di eccessivo carico della struttura, abbiamo eseguito delle analisi sui pilastri degli archi gotici in modo da poter analizzare al meglio lo stato tensionale a cui sono sottoposti i pilastri e in modo da verificare se le sollecitazioni conseguenti sono compatibili con le resistenze di progetto dei materiali costituenti i piedritti.
Il modello strutturale con arco e carichi applicati evidenzia la non perfetta simmetria geometrica del sistema di copertura gravante sugli archi, tanto da risultare maggiormente sollecitati i pilastri sulla parte sinistra della navata, guardando all’interno dal portale d’ingresso. Si è quindi determinata la massima sollecitazione alla testa del pilastro e se questa sia compatibile con le resistenze del materiale squadrato del quale il pilastro è costituito. Il valore ottenuto risulta minore delle massime sollecitazione di compressione e quindi esse pur non risultando essere compatibili con le resistenze dei materiali costituenti, non destano attualmente preoccupazioni, in quanto gli stessi elementi strutturali, sembrano in grado di ridistribuire gli sforzi. Dall’analisi statica effettuata, risulta evidente che i pilastri della Chiesa, in presenza degli attuali carichi permanenti applicati, si trova in una situazione limite di cedimento strutturale, azioni indubbiamente addebitali ad un eccesso di carico che è stato applicato alla struttura, prima con la sostituzione del tetto originario in legno, con uno in laterocemento molto più pesante e successivamente con la realizzazione delle volte in laterizio nelle navate, che hanno contribuito significativamente all’incremento di carico sulla porzione di pilastro facente parte degli archi acuti.

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