La Festa di San Giovanni Battista

Il 24 Giugno si festeggia in numerosi paesi della Sardegna San Giovanni Battista; già da prima dell’avvento del cristianesimo questa giornata era considerata magica; segnava infatti l’inizio dell’annata agraria e veniva celebrata con le feste pagane dell’inizio estate che si sono tramandate fino ai nostri giorni, entrando a far parte dell’identità colturale delle genti di Sardegna.
A Fonni, nel paese più alto dell’Isola, essa coincide con “Sa Die de Vrores” e del trionfo della stagione calda sulla stagione fredda: sancisce il risveglio dal sonno invernale, metafora della vita che rinasce. In questo giorno fatato il paese si rianima con i pastori che rientrano appositamente dalle pianure, con gli emigrati che riaprono le loro dimore al caldo sole di inizio estate per accogliere “s’istrangiu”, con i colori dei costumi tradizionali orgogliosamente indossati dalle donne e dagli uomini per accompagnare il simulacro del Santo Patrono in processione.
L’organizzazione de “Sa Esta” è demandata da secoli a “Su Cassieri de Santu Giuvanni”, diverso ogni anno, al quale spetta l’onore di scegliere venti persone di sua fiducia per formare “Su Comitau” che dovrà curare l’importante evento nei minimi particolari, in stretta collaborazione con la Parrocchia di San Giovanni Battista, con le associazioni di volontariato del paese, oltre che con il fondamentale contributo di privati cittadini e delle istituzioni.
Negli anni si è assistito alla mutazione de “Sa Esta” da una importante festa di dimensione paesana a un evento di respiro regionale e di forte richiamo per appassionati delle tradizioni popolari, grazie agli aspetti religiosi e a quelli pagani, unici nel loro genere e tenacemente tramandati fino ai nostri giorni. A ciò si sommano gli spettacoli folcloristici ed equestri, e gli eventi collaterali sempre presenti in cartellone.
La giornata più importante de “Sa Esta de Santu Giuvanni” è senza dubbio quella del 24 Giugno, aperta della solennissima e partecipatissima messa a cui prende parte tutto “Su Comitau”, guidato da “Su Cassieri” che porta nella chiesa addobbata a festa “Su Cohone de Vrores” per essere benedetto dal Parroco, in un’atmosfera di fortissima partecipazione emotiva dei presenti.
Nel pomeriggio si svolge la Processione religiosa, alla quale partecipa, dopo avere atteso pazientemente per un anno, ogni fonnese che possiede un abito tradizionale, onorando sobriamente la ricorrenza, anche portando a spalla “Su Santu”.
Nasce così un vero e proprio fiume umano di colori, composto da centinaia di figuranti che arrivano a piedi in “Gimitoriu”, nel sagrato della chiesa di San Giovanni, per poi snodarsi attraverso le strette viuzze del centro storico, in due interminabili file parallele addossate alle case in pietra, in una atmosfera immersa in un irreale silenzio rotto solo dai rintocchi della campane a festa, dalla nenia delle preghiere appena sussurrate e dal tintinnio ritmto delle bardature dei cavalli.
La mistica magia de “Su Cohone de Vrores”, splendido pane votivo, simbolo profano di ringraziamento per grazia ricevuta, si unisce in processione alla devozione per il Santo Patrono che, uscendo dalla Chiesa, rincontra e saluta la sua gente festante.

Il Sacro e il Profano danno vita a una magica e misteriosa “coincidentia oppositorum” dalle antiche origini, atavicamente radicata nell’animo dei fonnesi, portati simbioticamente in trionfo nella magnifica processione aperta dai trenta cavalieri in costume de “S’Istangiartu” seguiti dai cento cavalieri di scorta “a ‘hoda isciorta”, che in perfetto ordine e sotto lo sguardo vigile e austero de “Su Depositariu”, onorano l’antica tradizione. La processione è arricchita dalla presenza di numerosi gruppi in abito tradizionale provenienti da vari centri dell’Isola, a testimonianza dell’importanza dell’evento. A tarda sera, a processione terminata ed a voto sciolto, quando il simulacro del Santo è oramai rientrano nella sua chiesa, i cavalieri concludono le festa col rito liberatorio de “Sas Pariglias de Vrores”, dando vita a una spettacolare giostra equestre di “pariglie” nel Viale del Lavoro appositamente sistemato per garantire la sicurezza dei cavalli, dei cavalieri e del folto pubblico assiepato nei settori predisposti, aperta e chiusa dalla esposizione pubblica de “Su Cohone”.
La giornata e i festeggiamenti si chiudono a tarda sera con lo spettacolo finale offerto dall’esibizione dei gruppi folcloristici che hanno partecipato alla sfilata, oltre che dei “tenores” e dei gruppi in costume di Fonni.
“Sa die de Vrores” è ricca di numerosi rituali che uniscono aspetti profani e religiosi: uno di qesti consiste nella raccolta dei rami di sambuco, ritenuti dotati di poteri magici e taumaturgici, le cui foglie e fiori vengono sparsi lungo il percorso della processione in onore del Santo Patrono.
Dal ramo di sambuco raccolto nella notte fra il 23 e il 24 giugno, dopo la mezzanotte, veniva ricavato un amuleto a forma di stella a cinque punte, denominato “Croce di Salomone”. Questo, rivestito con panno, si applicava al collo del cavallo, nascosto sotto la criniera, per preservarlo dal malocchio.
Altro rito è quello “de s’abba ‘e vrores” (acqua dei fiori) probabile riferimento all’acqua di sorgente. Se raccolta nella notte fra il 23 e il 24 giugno le si attribuiscono poteri taumaturgici contro le coliche e i calcoli renali.
Altro rito praticato ancora oggi nella notte del 23 “su pispiru” (il vespro), da gruppi di donne che si recano in religioso silenzio alla fonte di “Guttirillai”, a duecento metri dalla Chiesa; appena dopo mezzanotte riempiono piccoli recipienti di acqua, per poi percorrere per tre volte di seguito, con la bocca piena d’acqua, in senso antiorario le stradette che circondano la Chiesa, recitando mentalmente tre “Credo”, tre “Ave Maria” e tre “Gloria”.
Fra le tradizioni che meglio si sono conservate e che caratterizzano la festività del Protettore di Fonni è la corsa dei cavalli, “Sa ‘Arrela de Vrores”. Questa viene organizzata, oltre che da “Su Comitau”, anche dalla Società Ippica Fonnese; il fantino fonnese vincitore de “Sa ‘Arrela” si aggiudica il diritto di rappresentare il comune di Fonni al “Palio di Fonni”, che si corre la prima domenica di agosto. Le prime testimonianze scritte de “SA Arreka” risalgono all’Ottocento, all’or quando Vittorio Angius scriveva che “…i bravi cavalieri gareggiavano tra di loro di destrezza nel maneggio e buon governo dei cavalli in una frenetica currilla alla quale partecipavano anche cento pastori su cavalli montati a pelo…”.