Evoluzione Costruttiva

RICOSTRUZIONE DELL’EVOLUZIONE COSTRUTTIVA

Di seguito sono schematizzate le stratificazioni e le trasformazioni che possono aver interessato nel tempo la fabbrica di San Giovan ni Battista.


fase 1 – costruzione navata unica con copertura lignea, SACRESTIA E CAMPANILE DATA STIMATA AL XVI XVII SECOLO


Si ipotizza la costruzione di una navata unica a 5 campate scandita da archi diaframma a sesto acuto, con copertura lignea a due spioventi.
In questa prima fase si realizzano: il presbiterio, con copertura a volta stellata a 5 gemme, la sacrestia sul retro del presbiterio, con volta a crociera costolonata e una gemma al centro, ed il campanile, al quale si accede passando dalla sacrestia.
Questo primo impianto rientrerebbe nello stile architettonico delle chiese gotico catalane della Sardegna.
I caratteri tipici di queste architetture si basano sul modello degli ordini mendicanti, i quali necessitavano di edifici religiosi semplici e funzionali, destinati alla predicazione piuttosto che alla preghiera e alla meditazione. Da questa esigenza deriva la concezione stilistica di chiese a navata unica (e non più a tre navate come per lo stile romanico) dalla sobrietà strutturale e decorativa riscontrabile anche nella scelta dei sistemi di copertura, ripresi dalle soluzioni adottate dagli ordini cistercensi per i dormitori e i refettori dei monasteri. I tetti lignei a due spioventi su archi diaframma in muratura a tutto sesto o a sesto acuto erano quindi preferiti alle volte a crociera in muratura, certamente più elaborate e dispendiose, consentite solamente per i presbiteri e le cappelle.
La navata unica era generalmente racchiusa da contrafforti laterali esterni, necessari per bilanciare le spinte dei sistemi di copertura; nei modelli più evoluti si realizzavano fra i contrafforti delle cappelle laterali, in modo da nascondere il sistema dei contrafforti e conferire al contempo una certa compattezza costruttiva alla fabbrica.
Il presbiterio si distingueva dal resto della navata per la sua dimensione ridotta, più simile alla catalana “capilla mayor#, e questa differenza dimensionale era sottolineata visivamente anche attraverso l’arco di accesso al presbiterio. Diverse sono le chiese che possono essere citate come esempi di questo stile architettonico. Tra queste ricordiamo San Gavino a Oniferi (XV secolo), San Giacomo di Soleminis (prima metà XIV sec.), la chiesa de su Sarbadore a Nuoro (fine XV sec.) e San Giorgio di Perfugas (primo quarto del XVI sec.). In esse ritroviamo la soluzione a navata unica con archi diaframma a sesto acuto e copertura lignea a due falde, come si suppone fosse anche la Parrocchiale di San Giovanni Battista nella prima fase costruttiva. Anche le chiese di San Francesco di Iglesias (XVI sec.) e San Pietro di Assemini (XVI sec.) possono essere dei validi esempi di come doveva essere l’immagine della la chiesa in origine, se di queste si tralascia la presenza delle cappelle laterali ricavate tra i contrafforti nel medesimo periodo di costruzione della navata unica.
Tra le prime opere realizzate in Sardegna dai catalani, quella che ha maggiormente influenzato l’architettura isolana è certamente la chiesa di San Giacomo di Cagliari a Villanova. L’impianto originario del XIV secolo, successivamente rimaneggiato, fu preso da modello nei due secoli successivi sia per la facciata, presumibilmente a terminale piatto, che per la presenza del campanile a sezione quadrata sulla sinistra.
Il campanile di San Giacomo a Villanova sarà utilizzato come prototipo per numerosi edifici religiosi e per un arco di tempo molto vasto; basti pensare alla chiesa di S. Pietro a Settimo San Pietro, consacrata nel 1442, nella quale la torre campanaria viene realizzata nel 1627 sullo schema di quella della parrocchiale di Villanova. Campanili che richiamano il modello di San Giacomo sono anche quelli di San Giorgio di Sestu (1567), di San Pietro ad Assemini (XVI XVIII secolo) e quello di San Gavino di Gavoi (prima metà XVII sec.). Anche il campanile di San Giovanni Battista di Fonni sembra riprendere lo stesso schema, a sezione quadrata con monofora in sommità su cui sono posizionate le campane. La parte più in alto a sezione esagonale con pseudo cupoletta, invece, appare come un’aggiunta successiva alla prima costruzione del campanile; essa sembra essere stilisticamente molto somigliante alla soluzione scelta per la parte terminale del campanile di San Pietro di Assemini.

interno della chiesa di San Gavino, Oniferi (XV sec.)
interno della chiesa di San Giacomo, Soleminis (Prima metà XIV sec.)
interno della chiesa de su Serbadore, Nuoro (fine XV sec.)
interno della chiesa di San Giorgio, Perfugas (primo quarto del XVI sec.)
interno della chiesa di San Francesco, Iglesias (XVI sec.)
interno della chiesa di San Pietro, Assemini (XVI sec.)

Generalmente nelle chiese gotico aragonesi sarde il campanile veniva realizzato assieme alla sacrestia in un secondo tempo rispetto all’edificazione della navata. A differenza degli altri esempi, il campanile della Parrocchiale di Fonni è costruito a ridosso della sacrestia, ed entrambi sono collocati dietro al presbiterio, probabilmente per meglio governare le spinte della volta stellata dello stesso presbiterio.
Anche il modello della facciata col terminale piatto della chiesa di San Giacomo si diffuse rapidamente in tutta l’isola. A partire dalla seconda meta del XV secolo lo si ritrova in diversi edifici religiosi del basso Campidano e, successivamente, fu applicato anche nelle chiese di vari centri minori nelle province di Nuoro e Oristano. Il periodo di realizzazione di queste costruzioni si colloca principalmente a cavallo fra il XVI e il XVII secolo in un’epoca in cui si sarebbe dovuto ormai costruire secondo i modi rinascimentali. Il ruolo periferico della cultura architettonica sarda unito all’inesperienza delle maestranze, più propense alla realizzazione di elementi gotici piuttosto che di nuove e poco conosciute tecniche costruttive, fece si che la corrente stilistica rinascimentale si diffondesse attraverso la fusione di elementi classici con quelli gotici, dando così origine allo stile plateresco.

il campanile della chiesa di San Giacomo, quartiere di Villanova, Cagliari (XIV sec.)
la facciata della chiesa di San Pietro a Settimo San Pietro (consacrata nel 1442) con accanto il relativo campanile (1627)
San Giorgio di Sestu (1567)
San Gavino di Gavoi (prima metà XVII sec.)
la chiesa di San Pietro di Assemini (XVI-XVIII sec)
il campanile della Parrocchiale di Fonni


I caratteri fondamentali delle chiese sarde in stile plateresco riguardano la contemporanea presenza del rosone gotico con il portone di derivazione classicista su una facciata a terminale piatto. Ne sono un esempio le chiese di San Giacomo di Nughedu Santa Vittoria (XVII sec.), di San Gavino a Gavoi e la chiesa di San Mauro a Sorgono (fine XVI prima metà XVII sec.). Tutte e tre presentano un prospetto a terminale piatto con rosone gotico in asse al portone classico dal timpano arcuato, il quale si presenta spezzato nelle forme più evolute e manieriste di Gavoi e Nughedu Santa Vittoria.

chiesa di San Mauro a Sorgono (fine XVI-prima metà XVII sec.), in cui sono visibili la facciata a fronte piatto merlato ed il sistema di contrafforti della navata unica, esterni alla chiesa
la facciata di San Giacomo a Nughedu Santa Vittoria (XVII sec.)
particolare della foto scattata nel primo decennio del ‘900 dallo studioso Wagner in cui si nota la facciata piatta con tre porte di accesso di cui, quella centrale sembra essere sormontata da un timpano arcuato in asse col rosone

Secondo le foto storiche della Parrocchiale di San Giovanni Battista (pag. 18), fino ai primi del ‘900 ed in particolare nella foto “Fonni, veduta# scattata dallo studioso Wagner, si riesce a vedere una facciata con tre porte, di cui due laterali di dimensioni minori ed un portone più grande centrale impreziosito da un timpano arcuato, in asse con il rosone a sezione circolare. Sulla base di quanto detto fino ad ora, è plausibile che in un primo momento alla navata unica potesse corrispondere un fronte piatto, probabilmente non merlato come nel caso di Gavoi, con la stessa impronta manierista del timpano classico presente tutti gli esempi fino ad ora citati. Di particolare rilievo, per la sua peculiarità, è stato individuare, la presenza di un timpano triangolare in pietra retto da cornici in pietra che affiancano verticalmente ed orizzontalmente l’arco trionfale a tutto sesto (foto pag. 33). Certamente sarebbe opportuno procedere con ulteriori indagini al riguardo; tuttavia è possibile che questo elemento classico, posto in corrispondenza dell’arco di accesso al presbiterio, esistesse già in questa prima fase costruttiva della chiesa. Secondo le foto storiche della Parrocchiale di San Giovanni Battista (pag. 18), fino ai primi del ‘900 ed in particolare nella foto “Fonni, veduta scattata dallo studioso Wagner, si riesce a vedere una facciata con tre porte, di cui due laterali di dimensioni minori ed un portone più grande centrale impreziosito da un timpano arcuato, in asse con il rosone a sezione circolare. Sulla base di quanto detto fino ad ora, è plausibile che in un primo momento alla navata unica potesse corrispondere un fronte piatto, probabilmente non merlato come nel caso di Gavoi, con la stessa impronta manierista del timpano classico presente tutti gli esempi fino ad ora citati.
Di particolare rilievo, per la sua peculiarità, è stato individuare, la presenza di un timpano triangolare in pietra retto da cornici in pietra che affiancano verticalmente ed orizzontalmente l’arco trionfale a tutto sesto (foto pag. 33). Certamente sarebbe opportuno procedere con ulteriori indagini al riguardo; tuttavia è possibile che questo elemento classico, posto in corrispondenza dell’arco di accesso al presbiterio, esistesse già in questa prima fase costruttiva della chiesa.

Particolare della soluzione esistente tra la navata e il presbiterio, in cui si evidenzia la presenza di cornici fiancheggianti l’arco trionfale a tutto sesto visibilmente interrotte dalla presenza della volta a sesto acuto unghiata.
Nell’immagine è indicato con tratteggio come potrebbe essere collocato il timpano triangolare.

FASE 2 _ COSTRUZIONE NAVATE SECONDARIE E CONSEGUENTE RIFACIMENTO FACCIATA DATA SUCCESSIVA AL XVII SECOLO
Si ipotizza la costruzione delle navate secondarie in un periodo successivo alla realizzazione della navata principale, come dimo strano la scelta di intersecare questi due ambienti mediante archi a tutto sesto in pietra a vista (stesso materiale trachite ma diffe rente tecnica costruttiva).
Si ipotizza che le navate secondarie avessero una copertura lignea a una falda, e che questa fosse più bassa della copertura della na vata principale. La differente quota del piano di imposta delle co perture delle navate è dimostrata dai saggi effettuati sopra di esse, i quali evidenziano una muratura della navata principale più alta ri spetto a quella che divide le campate delle navate secondarie. Con la realizzazione delle navate secondarie si realizza, forse a questa fase, la stanza che collega la sacrestia con la navata secondaria.
La costruzione delle due navate viene uniformata in facciata attra verso la realizzazione di un fronte unico che ingloba le due nuove porte di accesso alla fabbrica, prive di decoro e dalle dimensioni inferiori rispetto al portone principale.
La facciata di cui si parla dovrebbe corrispondere con quella fo tografata dallo studioso Wagner (pagg. 18 a 22). In essa si nota inoltre la presenza di due falde aggettanti con leggera inclinazione poste a coronamento della facciata.
Questo doveva essere l’aspetto della chiesa citata dallo studioso Gustavo Strafforello quando in merito alla suddetta nel 1895 af ferma che “la parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista, è di antica costruzione gotica del 1300 con facciata del secolo XVI di stile Bramantesco#, riferendosi probabilmente ai decori che ador navano il portone centrale esistente già nella prima fase costrutti va della fabbrica.

una vista interna della chiesa in cui si vedela differenza stilistica tra gli archi diaframma a sesto acuto della navata principale e gli archi a tutto sesto posti nell’innesto tra la navata principale e la navata secondaria

FASE 3 RIFACIMENTO COPERTURA NAVATE SECONDARIE CON VOLTE A BOTTE IN PIETRA DATA STIMATA AL XIX SECOLO
Si ipotizza la ricostruzione della copertura delle navate seconda rie. Ogni campata è stata voltata a botte mediante trovanti di pie tra ed è intonacata all’intradosso. La mancanza di armonia e una scarsa corrispondenza geometrica del raggio di costruzione delle volte a botte rispetto a quello delle lunette Ćnestrate di ciascuna campata laterale sottolinea la costruzione successiva e il differen te linguaggio architettonico delle stesse volte rispetto alle campa te.
Potrebbe essere riconducibile a questo periodo la realizzazione di un’unica copertura a due falde per l’intera fabbrica.

il particolare delle lunette finestrate di due campate delle navate
a sinistra, particolare dell’intersezione tra la volta a botte e la finestra della campata alla destra del presbiterio;
a destra, la volta a botte in pietra vista dallestradosso della stessa.

FASE 4 _ REALIZZAZIONE TIMPANO SU FACCIATA, COSTRUZIONE VOLTA SU CAMPATA PRINCIPALE DATA primi decenni del XX secolo

Si sostituisce il coronamento della facciata con una trabeazione tripartita sormontata da un timpano fiancheggiato da due volute stilizzate (foto a pag. 19, 20). Il paramento murario del timpano è in conci di pietra a spacco di varie dimensioni, apparecchiati secon do corsi sub orizzontali. Al centro di esso ed in asse con il porto ne centrale è collocata una nicchia con arco a tutto sesto. Sopra il frontone e agli estremi della facciata sono posizionate in tutto tre torrette in pietra, simili tra loro per stile e materiale al paramento del timpano.
Secondo la ricostruzione fotografica, oltre al coronamento della facciata è stata modificata la decorazione del portone principale. Al posto del timpano arcuato è presente un rivestimento in lastre di pietra con capitelli che portano una trabeazione con fregio e cornice lineare.
Potrebbe risalire a questa prima metà del secolo la costruzione di una volta a sesto acuto unghiata (in mattoni pieni) che copre tutta la navata principale.

una vista della volta a sesto acuto unghiata che copre la navata secondaria

FASE 5 _ RIFACIMENTO FACCIATA, RIFACIMENTO VOLTE PRIMA CAMPATA IN MATTONI FORATI DATA METÀ DEL XX SECOLO


Si realizza l’attuale facciata della chiesa in un intorno temporale databile tra il 1936 (anno di fine costruzione della Scuola Elemen tare di Fonni, foto della scuola a pag. 12) ed il 1961 (anno di rea lizzazione del documentario “Un matrimonio in Barbagia % Fonni 1961#, foto a pag. 21).
Si ipotizza che in questa possano essere state rifatte le volte della prima campata, non più in pietra ma in mattoni a sei fori.
È probabile che appartenga a questo stesso periodo l’uniforma zione del profilo murario esterno in corrispondenza della prima (e forse anche della seconda) campata sul lato sinistro della chiesa. Riguardo a quest’ultimo, è noto che prima del 1961 esso assumes se l’andamento di due semiarchi che si sovrappongono (archi ram panti) in corrispondenza dell’attacco tra la muratura esterna e la facciata, come è documentato nella foto “San Giovanni Battista, prospetto sinistra” di pag. 20, mentre nelle foto precedenti sembra mantenga un andamento lineare.









FASE 6 _ RIFACIMENTO COPERTURA IN CEMENTO ARMATO DATA 1986

Viene sostituita la copertura della chiesa con l’attuale copertura in cemento armato.
Per la sua realizzazione viene rialzata la muratura esterna di circa 15 cm, come è visibile dalle foto scattate sopra le volte della nava ta secondaria.

particolare dell’intradosso e dell’estradosso della copertura della chiesa realizzato nel 1986.

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